Ma sì, ci riprovo!
Ma io volevo pure silenziarmi per un paio di giorni, ho anche messo l'insegna "closed" sul mio profilo di Facebook, però poi mi son detta: ma dovrà star zitto chi non c'ha un cazzo da dire, no? No, in realtà no, lo so. Ah, quanto sono utopica.
Ad ogni modo c'ho una "burning soul" che in questo periodo è molto piccata perché ho smesso di scrivere (nonostante il tentativo di un po' di mesi fa) e quindi si fa sentire, creandomi non pochi scompensi emotivi. Non era necessario tutto questo casino, perdio!
Comunque, non è che mi vada di addentrarmi in grandi tematiche, oggi, perché ne avrei circa a miliardi e riguardanti i temi più disparati. Sì bon, escludendo cani e gatti che si fotografano e non vi si fanno dissertazioni in proposito, so benissimo che potete immaginare che gli argomenti principali siano il conflitto israelo-palestinese (e voi direte "e chi cazzo sei tu per dare la tua opinione?" E io vi do ragione a sbrega, ma tant'è) e le vicende e la storia del mio nuovo, grandissimo amore che, come avete intuito dal bombardamento mediatico a cui vi sottopongo, è il Kurdistan.
Ecco, mi soffermo sul fatto che non avrei mai pensato che un posto potesse arrivare a farsi amare in così poco tempo (una settimana scarsa) come era capitato con Israele. E invece...
E invece ho una nostalgia tremenda di quei posti, del caos delle strade (persino di tutte le volte in cui ho pensato "Ma come cazzo guidate, fioi?"), del muezzin (ma sì, traslitteriamo all'italiana, per una volta) che per una settimana mi ha svegliata puntualmente ogni notte alle tre e mezza, ché giustamente una pausa pipì tra un sonno e l'altro ci sta, della finale di Champions vista con i fioi dell'albergo, comprendendo all'istante di aver trovato una nuova famiglia (e un meraviglioso "fratellino" curdo, Saher), dei sorrisi della gente, della loro disponibilità, di come chiunque si facesse in quattro per aiutarci in ogni modo -tipo quando io ogni sera perdevo il bigliettino con l'indirizzo dell'albergo, e i camerieri del ristorante ci aiutavano a ritrovare l'indirizzo e a comunicarlo ai tassisti, che trovarne uno che parlasse e capisse discretamente l'inglese era un po' una sfida-, di Salm, che non parla mezza parola di inglese ma pur di portarci in giro mi fa stare al telefono con il suo amico Karwan che invece lo parla discretamente, e ci fa da interprete (e io che mi dico "Ok, è ora di sfoggiare un po' di arabo" e colgo, da espressioni e gesti, che l'idea è "non provare a parlarmi in arabo, che schifo". Oro!), di Salaar, l'autista della compagnia per cui lavoriamo, amorevole e dolce come un padre, a volte un po' timoroso di mancare di rispetto, a volte un po' triste, quando mi chiede con gli occhi lucidi "When will you come back?", dei meravigliosi parchi dove passare le giornate di sole, stesi sull'erba con gli amici, delle moschee imponenti, del quartiere cristiano nuovo e bellissimo, di un paese dove, come sempre e come dappertutto, c'è chi ha molto e c'è chi ha niente, ma almeno chi ha molto tenta di spendersi per la sua gente, del cibo, dei profumi, di quella cittadella che spicca da lontano sull'orizzonte e muove una bellezza strana tutt'attorno, del cuore della città mentre scende la sera, con la gente indaffarata, gli occhi curiosi di fronte alle uniche due persone occidentali che si aggiravano nella zona -curiosità, niente di più-, del caldo infame ma adorabile e l'aria condizionata che mi ha procurato un raffreddore e una tosse atomici (che a loro volta mi hanno procurato grasse risate da parte di tutto il cantiere in cui lavoravo). In tutto questo ho anche nostalgia della gente del cantiere, gli indiani sorridenti che ci portavano l'acqua ogni mezz'ora, e bastava un sorriso per accendere un po' di strana serenità nel loro sguardo, degli architetti e ingegneri turchi, che mi portavano le caramelle per la tosse e mi telefonavano la sera per sapere in che condizioni era la mia voce (con il chiaro intento di coglionarmi, ovvio), della cena italo-turco-russo-rumena dell'ultima sera, con il vino del '71 e la strana sensazione che anche se quel viaggio stava volgendo al termine, si trattava dell'inizio di un altro grande amore.
E' l'amore dei viaggiatori, di quelli che hanno fame e sete non di cibo e acqua, ma di posti nuovi. Di volti, culture, suoni, odori, parole mai sentite prima, o soltanto viste e ascoltate attraverso uno schermo. E' l'amore di chi ha un'anima che brucia e deve riversare questo fuoco in ogni dove per sopravvivere. E' l'amore di chi, quando non può andarsene da qualche parte, potrebbe dire che se la mente potesse indossare scarpe, beh, ne avrebbe già consumato qualche centinaio di paia da quanti chilometri ha percorso. Da quante volte torna a rivedere ad occhi chiusi quei posti speciali che, ciascuno in un modo diverso, hanno marchiato un angolo del cuore e della mente.
Nel mio caso particolare, poi, è l'amore di chi ha incontrato il Medio Oriente: certo, ognuno ha le sue inclinazioni, le sue passioni, e corde particolari nel cuore che vibrano in determinate condizioni, e ogni posto al mondo, a mio parere, vale la pena di essere visto e conosciuto. Ma il Medio Oriente... non incontrerete mai da nessuna parte tanto dolore e tanto amore insieme, vi fa amare e soffrire, e incantare e impazzire. Io ve lo dico, e so che chi ha vissuto esperienze simili alla mia, in altri paesi, la pensa come me. Il Medio Oriente ti prende il cuore e non te lo restituisce più; e dovrai tornarci e tornarci e tornarci ancora. Perché tanto il tuo cuore rimarrà lì. E dal giorno in cui entrerai in contatto con questo mondo, sappi che sarà la tua condanna più bella, come quando ti innamori di una bellezza struggente ma lontana, e ami ma ti strappi quel che ti resta dell'anima perché vorresti starci insieme sempre, ma non puoi. Ma vale la pena di soffrire tutto questo. Vale la pena di struggersi e sognare. Perché in qualche modo tutto questo ti cambierà; tu non sai ancora come, ma sappi che quando ti volterai indietro e ti riguarderai, sarai soddisfatto e fiero di quella ricchezza -se l'avrai saputo cogliere- che qui non avresti potuto trovare.
Ma io non so neanche -come sempre!- se queste cose hanno senso: è un post del cazzo, tipo i fuochi d'artificio di richiamo prima che comincino quelli veri. Magari domani comincio a scrivere cose serie. O magari dormo, chissà.
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